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Nodfyr
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Il mwbqnodfyr (termine mwbgalto tedesco antico coincidente all'mwbwolandese attuale; in mwcatedesco mwcqNotfeuer, mwcggaelico scozzese mwcwtein'-éigin) era una pratica ritualistica, tipica dei mwdapopoli germanici, utilizzata per scongiurare la malattia dalle loro mandrie e greggi.

Contents

Note

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Rituale e significato

Consisteva nell'accendere uno o più fuochi, attraverso i quali veniva condotto il bestiamecite-ref-1[1]. Si praticava in occasioni di particolare disagio, soprattutto nei periodi di malattia dei capicite-ref-richter-2-0[2], durante le pestilenze, oppure in occasione di alcune ricorrenze annuali.

Tale rituale traeva la sua origine dall'idea purificatrice del fuoco. Come in epoca contemporanea si usa in mwgqIndia per accendere i fuochi sacrificali, il nodfyr era usualmente acceso con una frizione di un pezzo di legno o una corda su di un paletto, talora intesi come l'elemento maschile (il palo) e l'elemento femminile (l'esca)cite-ref-richter-2-1[2]. L'accensione della prima fiamma per semplice sfregamento di legni o cordame, presente in diverse tradizioni, costituisce un richiamo alla forma preistorica di generazione del fuoco.

Diffusione e varianti

Tale pratica sopravvisse nelle mwjgHighlands mwjwscozzesi fino in tempi recenti e prevedeva lo spegnere tutti i fuochi nelle case situate tra i due corsi d'acqua più vicinicite-ref-3[3]. In mwlaBulgaria anche fumare era vietato durante i nodfyr e prevedeva che due uomini nudi accendessero due fuochi sfregando rami secchi nel bosco, uno in ogni lato di un crocevia; una volta condotti i bovini tra i due fuochi, venivano usate le braci per riaccendere i fuochi nelle casecite-ref-4[4]. Nel circondario di mwmqHalberstadt invece era previsto che il fuoco venisse acceso da due giovani casti, mentre nelle mwmgIsole Ebridi da 81 uomini sposaticite-ref-richter-2-2[2]. Diversamente che altrove, nei pressi di mwnwWolfenbüttel il nodfyr veniva acceso da una scintilla sprigionata dal martello e dall'incudine di un fabbro.

Citato nel mwoqIndiculus superstitionum et paganiarum ("Piccolo Indice delle Superstizioni e del Paganesimo"), attribuito a mwogsan Bonifacio, nell'VIII secolo, in diverse località europee la pratica di tale rituale passò lentamente dalle ricorrenze pagane, come nella vigilia di mwowIvan Kupala e del mwpaKoročun, alle festività di alcuni santi, come mwpqSan Giorgio, mwpgSan Geremia, mwpwSan Pantaleone, mwqaSan Giovanni Battista e nella notte di mwqqNatale.

A mwqwBirtley fu praticato fino alla metà del XVIII secolo, mentre nei pressi di mwraQuedlinburg, nella prima metà del XIX secolo, fu ne impedita la esecuzione da un vicino incendio che interessò una parrocchiacite-ref-5[5].

Tradizioni analoghe

Il rito del fuoco purificatore è una delle più arcane tradizioni diffuse presso svariate popolazioni.

«…il fuoco è considerato promotore della crescita dei raccolti e del benessere dell’uomo e delle bestie, o positivamente stimolandoli, o negativamente stornando i pericoli o le calamità che lo minacciano da cause come tuoni e lampi, incendi, muffa, insetti, sterilità, malattia, e non minore delle altre, stregoneri»


Già i mwtgcelti accendevano dei fuochi per ingraziarsi la divinità relativa e bruciavano un fantoccio rappresentante il passato. Presso i romani, attorno all’equinozio di primavera, si svolgevano i mwtwbaccanali, i riti dionisiaci per propiziare la fertilitàcite-ref-romagnaatavola-6-0[6], nonché l'inizio del nuovo anno romano. Nel mese di marzo venivano svolti anche i riti di purificazione agrariacite-ref-romagnaatavola-6-1[6].

Di diretta derivazione dal Norfyr si può ricondurre l'accensione dei fuochi alla vigilia del mwwqIvan Kupala, presso tutte le popolazioni slave.

Presso tutta l'Europa sopravvivono mwwwcelebrazioni che prevedono l'accensione di pire, quasi sempre in coincidenza alle festività di santi, spesso nella vicinanza dei solstizi (come il mwxaFalò di San Giovanni nel torinese) o degli equinozi (come la mwxqfogheraccia a mwxgSan Giuseppe e i mwxwfuochi di mwyaSan Patrizio), anche se è difficile stabilire quanta parte di queste tradizioni derivino dal Nodfyr, oppure dal mwyqnorreno e germanico mwygYule (nei giorni di solstizio), oppure dai precedenti riti celtici (che spesso prevedevano il porre sulla pira un fantoccio di una vecchia), oppure mwywbaccanali romani, oppure tutti questi riti antichi, variabilmente combinati.

Note

cite-note-11. mwagmwawJames Frazer, mwbamwbqThe Golden Bough: A Study in Magic and Religionmwca, New York, The MacMillan Compan, 1922.
cite-note-richter-22. mwfw(mwgamwgqEN) Joannes Richter, mwggmwgwThe Sky-God Dyaeus, p.mwha 162. mwhqURL consultato il 31 ottobre 2016 mwhg(mwhwarchiviato il 1º novembre 2016).
cite-note-33. mwiwKelly, mwjaCuriosities of Judo-European Tradition and Folklore.
cite-note-44. A Strauss, mwkaDie Bulgaren, p. 198
cite-note-55. mwlaHeinrich Pröhle, mwlqmwlgHarzbilder, Leipzig, 1855.
cite-note-romagnaatavola-66. mwnaRaT, mwnqmwngI falò di San Giuseppe, una tradizione per festeggiare l’arrivo della Primavera, su mwnwRomagna a Tavola, 15 marzo 2016. mwoaURL consultato il 7 gennaio 2017 mwoq(mwogarchiviato l'8 gennaio 2017).

Bibliografia

• mwpgGrimm, Deutsche Mythologie, 1875, p. 50.
• mwqaCharles Elton, Origins of English History, 1890, p. 293.
• mwqgJG Frazer, The Golden Bough, 1890, p. 301.

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